Giovedì 12 Aprile 2018 15:29 |
Riceviamo e pubblichiamo
Considerazioni sulla “Carta dei diritti nelle separazioni”,
formulata dalla nostra associazione nel 2000 (in diritto.it)
I figli da sempre “sò piezz e core” per i genitori
mentre per troppi giudici appartengo alla Società
Già nel 2000 venivano sollevati problemi di merito della Giustizia. La società allora era molto più avanti nell’interpretazione della problematica, manteneva i piedi del diritto nella problematica evolutiva della società. D’altra parte allora come oggi le critiche che si sollevano contro le Istituzioni in generale e la Giustizia in particolare riguardano la incapacità a risolvere le questioni, neppure secondo la normale cultura del buon senso.
La Vostra “Carta dei diritti nelle separazioni” del lontano 2000, redatta molto prima della legge 54 del 2006, aveva colto e riassunto tutti gli aspetti della questione che sorgevano con i conflitti di coppia.
Il documento, di particolare pregio, va riletto, si raccorda al protocollo che oggi si sollecita da parte nostra e condiviso, in quasi tutto il Paese. I minori innanzitutto e l’articolato si muove in questa direzione. Fu un intuito per sentito dire o lo spunto di vita vissuta? Penso che sia stata l’uno e l’altro. La crisi della famiglia è salita ancora più in cima, invadendo come un fiume in piena ogni casa. Nessuno può dirsi immune. La Giustizia che ha in mano il problema ha avuto a disposizione strumenti e organizzazione pubblica per incanalare la questione nell’alveo dei principi internazionali e in quello sempre ricordato dalla Carta costituzionale verso la tutela del concetto di famiglia. Invece la giustizia ha corso dietro ad un’altra teoria, quella, come panacea di tutti i mali, di far nascere le case famiglia ove dirottare “il frutto del fastidio” con la scusa della incapacità genitoriale. La soluzione mi richiama, anche se stranamente, quella abiurata di un’epoca di insana memoria, della cosiddetta e storica soluzione finale.
Ho timore che un giorno la nostra generazione vittima di tanta infamia, assunta col timbro della legalità, punterà il diritto contro tutti coloro che hanno segnato la loro rovina. Molti non ci saranno, e forse se ne andranno anche con la convinzione di aver fatto il proprio dovere. Come tanti gerarchi di quella infausta epoca. Dopo la legge 54 che avrebbe dovuto permettere il sereno raccordo verso il riconoscimento della potestà genitoriale per una pacifica convivenza dei rapporti dopo la separazione, soprattutto per la tutela del minore, spuntano e crescono come funghi le case “ricordo” di un’epoca maledetta.
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Venerdì 23 Marzo 2018 17:34 |
Ai figli spetta lo stesso tenore di vita antecedente la separazione dei genitori
Le contraddizioni della Cassazione
sull’assegno di mantenimento dei figli
avv. Francesco Valentini*
La Cassazione civile (ordinanza n. 3922/2018) afferma che il giudice, nel determinare l’assegno di mantenimento dei figli, debba tenere conto del tenore di vita da loro goduto durante la convivenza con ambedue i genitori, cioè quando erano in due a sostenere le spese della famiglia. Il venir meno della convivenza significa che ciascun genitore dovrà provvedere alla nuova famiglia e non avrà più a sua disposizione il precedente reddito complessivo del nucleo familiare che d’ora in poi sarà scisso per mantenere non una ma ben due famiglie. Inevitabilmente, ciò comporta anche che le esigenze dei figli dovranno adeguarsi a questa nuova realtà e non potranno più contare su un tenore di vita che non ci potrà più essere. Ma ai giudici della Cassazione ciò non sembra essere rilevante.
Stabilire, infatti, che i figli dopo la fine della convivenza dei genitori abbiano diritto allo stesso tenore di vita precedente vuol dire penalizzare il genitore che deve provvedere all’assegno di mantenimento per la prole e che quasi sempre viene estromesso dalla casa familiare, anche se ne è proprietario.
Certo, se le finanze dei due genitori possono permettere ai figli lo stesso tenore di vita della convivenza, è giusto che si garantisca loro tutte le esigenze a cui erano abituati. Se, però, il genitore non collocatario ha un reddito che non gli permette nemmeno di arrivare alla fine del mese, come si può costringerlo “ad assecondare le inclinazioni e/o le aspirazioni dei figli”?
Il giudice chiamato a definire l’entità dell’assegno di mantenimento per i figli, per essere equo verso la prole e verso entrambi i genitori, oltre a quanto già previsto dal codice civile, necessariamente dovrà tener presente di alcuni imprescindibili fattori e/o indicatori, quali:
- le obbligazioni economiche assunte durante la convivenza a cui il genitore non collocatario deve adempiere
- i costi che lo stesso (spesso titolare della casa familiare utilizzata esclusivamente dall’altro genitore con i figli) deve sopportare per una nuova abitazione idonea per lui e per ricevere i figli quando sono con lui e deve valutare l’incidenza sul reddito delle nuove utenze per la casa
- l’assegno di mantenimento per i figli, destinato a coprire i loro costi ordinari mensili, deve essere ripartito equamente, secondo il principio della proporzionalità, tra i due genitori poiché il collocatario non può sottrarsi al dovere di mantenimento della prole e il giudice, nel determinare l’entità dell’assegno, non può prescindere dalla corresponsabilità economica di ambedue i genitori. Altrimenti, se il mantenimento richiesto gravita esclusivamente sul genitore costretto di fatto a vivere fuori casa, l’obbligazione diventa assurda e si trasforma in un celato assegno di mantenimento all’altro genitore e/o pagamento dell’attività genitoriale del collocatario.
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Mercoledì 21 Marzo 2018 19:39 |
Perugia: al comune
Chiediamo di applicare la legge
non inciuci ai danni dei minori
avv. Gerardo Spira *
L’estensore del Protocollo e/o Regolamento dell’attività dei servizi sociali, sia a livello regionale che comunale, avv. Gerardo Spira, in nome dell’Associazione, di cui condivide scopi e finalità , visto l’enorme ritardo sull’argomento proposto dal Consigliere prof. Sergio De Vincenzi e avuto riguardo della gravità della situazione che incalza le famiglie separate ed i minori, invita il sindaco del comune di Perugia, avv. Romizi, l’assessore ai Servizi Sociali, sig.ra Cicchi, e il presidente della I commissione consiliare, sig. Fronduti., e tutti i consiglieri di maggioranza e minoranza a rimuovere, ognuno per la propria competenza, gli ostacoli che impediscono alla commissione di procedere nell’iter della mozione, in parte discussa, e posta a riposo. La proposta, depositata da oltre un anno “circola” maldigerita tra gli atti del comune in attesa di essere definita nel regime di disciplina dell’attività dei servizi sociali in materia minorile, molto sentita da gran parte dei cittadini colpiti dal pesante problema della separazione. Il lungo e ingiustificato ritardo porta inevitabilmente a sospettare della volontà di affrontare l’argomento, che comunque la legge 241/90 prevede tra quelli obbligatoriamente da regolamentare.
La posizione del consigliere regionale dell’Umbria Sergio De Vincenzi, sul problema dei minori, assume un contorno di forte impatto politico nel momento in cui i partiti contano le perdite sul terreno elettorale. Seguiamo con particolare interesse la questione, perché finalmente un politico di levatura regionale, anche comunale, si è fortemente caricato del problema della famiglia divisa, incanalando la questione sulla strada della trasparenza legale. L’applicazione della legge non è questione politica.
Con l’Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori abbiamo, da quasi quattro anni impegnato l’attenzione sulla disattesa problematica, sviluppando un discorso orientato al rispetto delle regole che la legge ha imposto ai comuni e di conseguenza ai servizi sociali.
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Mercoledì 21 Marzo 2018 19:38 |
Perugia: inquietante comunicato stampa-denuncia
del consigliere comunale prof. Sergio De Vincenzi
La giunta boicotta la tutela dei minori
“E’ inaccettabile – scrive il consigliere di maggioranza - la plateale volontà di alcuni membri della nostra maggioranza di bloccare importanti interventi in favore della famiglia e dei minori. A quasi un anno dalla presentazione dell’atto e dopo mesi di ripetute sollecitazioni, sia al presidente della commissione Fronduti che all’assessore ai Servizi Sociali Cicchi, la discussione sul Regolamento comunale per la tutela dei minori non è ancora stata riconvocata. Un comportamento sprezzate nei confronti delle famiglie perugine che attendono risposte credibili da parte della nostra Amministrazione, ma anche di tutte le forze politiche, di maggioranza e opposizione, che in sede di commissione avevano pienamente condiviso la necessità di elaborare delle linee guida a tutela dei minori nei procedimenti di separazione o divorzio dei genitori”.
“Ma ancora più grave – afferma il consigliere (Gruppo Misto) e presidente di UmbriaNext - è il comportamento subdolo e ambiguo di alcuni membri della maggioranza che, nonostante la convergenza di tutte le forze politiche, ostacolano le audizioni necessarie a riattivare la discussione e, al tempo stesso, promuovono vuoti incontri pubblici sulla tutela dei minori, che incidono in modo assolutamente ininfluente sulle politiche del welfare”.
“La sensazione – conclude De Vincenzi – è che l’Assessorato alle Politiche Sociali stia brancolando nel buio, senza avere chiaro cosa significhi sostenere con atti concreti le famiglie e ancor più tutelare i minori”. |
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Mercoledì 21 Marzo 2018 12:05 |
Riceviamo e pubblichiamo
Miracolo! Oggi tutti parlano del papà
Tutti se ne ricordano. Nelle scuole italiane i maestri sono impegnati a dettare il tema di svolgimento per mettere in gran risalto la figura del padre. Disegni e immaginazioni suggeriti e sviluppati nella affannosa ricerca tra le elementari. Una mostra di fogli colorati e tante espressioni nascoste tra le righe, le figure e tra i colori, forzatamente impastati, sovrapposti, chiari e scuri. La mente dei bambini, è un miracolo della natura che dice sempre la verità se la lasci libera e non la manipoli. E quando tenti di farlo, viene fuori il pastrocchio. Tema: parla del tuo papà. Luca ha subito cominciato a scrivere. Il mio papà fa l’avvocato.., Antonio, il mio papà ha una rivendita in piazza.., Giovanni e Giuseppe non scrivono. Sono bloccati e rigidi come di pietra, con lo sguardo fisso sul banchetto e con la penna stretta nel pugno della mano, rosso per la tensione. La maestra, girando allegra e vistosamente soddisfatta si avvicina per chiedere ad entrambi silenziosamente il motivo di tanta riflessione. Giovanni, con una voce tremula e mortificata: maestra, il mio papà è disoccupato, non trova lavoro.., Giuseppe, maestra, pausa, con lo sguardo nascosto sul banco, il mio papà si è suicidato e ho saputo che lo ha fatto per me.., Antonio, quello del banco accanto, invece ha scritto che lo vede di tanto in tanto in una sala riservata di un bar alla presenza di una assistente sociale. Che palla, quella è sempre tra i piedi. Francesco scrive che incontra il suo papà in un grande salone, pieno di giochi, dove ci sono altri bambini e vi sono uomini e donne in divisa che girano in continuazione. La maestra sa del carcere.
In questo festoso clima la scuola, ristoranti e convegni ricordano la festa del “povero” S. Giuseppe. Giudici, avvocati, impiegati, professionisti, lavoratori e disoccupati, tutti impegnati a montare questa giornata come esempio di un mondo, giusto, opportunamente uguale e civile. Montatura per coprire ipocrisie e falsità, e il fallimento di una società stracolma di brutture cultuali e morali.
Tema: bambini parlate e riportate su fogli le immagini di vita, dei rapporti con il vostro papà. Scrivete tutto ciò che pensate. Dopo lo svolgimento del compito, compaiono sui muri soltanto alcune espressioni, quelle più rappresentative, si dice, della cultura condivisa. Condivisa da chi? Non è dato di sapere. E le altre? Le altre vengono gelosamente conservate agli atti e nascoste agli occhi indiscreti. Domani, si cambia.
S. Giuseppe è passato, se ne riparlerà nel 2019.
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Lunedì 19 Marzo 2018 19:22 |
19 marzo per i separati
Festa del papa o dell’ipocrisia?
di Ubaldo Valentini
Si continua a parlare di una festa creata alcuni decenni or sono per ricordare che nella società italiana esiste anche il papà: una figura, però, da non prendere troppo sul serio perché la mamma è sempre la mamma. La Chiesa ha impiegato 15 secoli per festeggiare liturgicamente S. Giuseppe come padre “putativo” del Salvatore. Il padre è una figura “marginale” che non deve offuscare la figura materna da sempre considerata l’”angelo (guida, messaggero) del focolare (famiglia)” a cui era demandata l’educazione dei figli secondo una ferrea tradizione culturale cristiana.
Il lavoro del padre, in passato ma anche ora, era ritenuto un atto dovuto mentre l’educazione veniva considerata ben altra cosa che mal si addiceva al padre e solo la donna poteva svolgere questa funzione per tramandare l’educazione cristiana e salvaguardare la famiglia, per salvaguardare la cultura borghese. In tutti questi secoli, però, la sostanza di questo pregiudizio è rimasta inalterata: solo doveri e tanti diritti ma solo sulla carta.
Sono passati i secoli, la società ha riscattato la propria autonomia di pensiero e di azione e la persona è divenuta fondamentale per costruire una società libera e a misura d’uomo, cioè una società che, pur talvolta sbagliando, non rinuncia a migliorare la condizione sociale dell’umanità. Una società laica che considera la religione non più come una imposizione ma come una scelta individuale e che si regge su principi etici fondati sull’uomo. La famiglia, in questo ambito, è un valore che va difeso e sottratto alle confessioni religiose e alle ideologie di genere che, con pretesti vari, cercano di estromettere il padre dalla vita dei propri figli.
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Giovedì 08 Marzo 2018 18:49 |
Le inadempienze della Regione e dei comuni in Umbria
L’operato dei servizi sociali umbri
fuori dal dovuto controllo pubblico
avv. Francesco Valentini
Il problema della separazione – consensuale o giudiziale – dei genitori conviventi, ormai sensibilmente diffuso nella evoluzione sociale, ha profondamente colpito anche la regione Umbria, tanto che a tutti i livelli istituzionali sono stati messi in campo provvedimenti di diversa natura per intervenire nei vari aspetti civili, morali ed amministrativi.
La nostra associazione da oltre 20 anni ne discute senza, peraltro, trovare una soluzione pacifica e serena alla problematica che ha investito soprattutto il superiore interesse dei minori, soggetti violati nella persona e nei diritti ed oggetti invisibili dei drammi familiari, per le difficoltà operative dei contatti, rapporti e relazioni con le istituzioni, ignare o impreparate su quanto accade nella vita familiare e sociale dei soggetti incappati nella inestricabile trappola della “separazione o fine della convivenza dei genitori”.
Come associazione abbiamo sollevato a livello nazionale il problema della disattenzione amministrativa del potere pubblico nell’aspetto che riguarda la competenza esclusiva degli enti territoriali nella fase in cui la Giustizia minorile o altri soggetti delegano o assegnano ai servizi sociali il compito di valutare, dirimere o trattare i casi nel rispetto della normativa di settore e della scienza, con equilibrio e correttezza procedimentale.
Rivisitando la materia dell’assistenza e della beneficenza a livello legislativo, abbiamo notato che nonostante il sollecito impegno nelle diverse fattispecie il Consiglio regionale Umbro, quando chiamato, ha trattato e trasfuso la materia nei piani, programmi e codici, demandando ad altri soggetti pubblici e privati il compito di intervenire, regolamentare e adottare decisioni.
Il legislatore italiano, con le leggi 142 e 241, nel riconoscere l’autonomia degli enti territoriali ha però ricordato che la vita amministrativa degli stessi dovesse svolgersi nel rispetto del saldo principio che ne legittima il percorso: quello del procedimento amministrativo, mettendo al bando la vecchia e superata concezione della discrezionalità e della genericità.
Purtroppo abbiamo constatato ed accertato che, nella problematica trattata, i servizi sociali anche in Umbria, quando incaricati dai tribunali nell’affido dei minori, svolgono le attività amministrative in assenza del procedimento di cui alla legge 241/90, senza un protocollo di percorso predefinito, con termini, modalità e obiettivi, e senza un programma attestato scientificamente.
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Giovedì 08 Marzo 2018 18:31 |
Umbria: in discussione la mozione per regolamentare l’attività dei servizi sociali presentata dal consigliere regionale De Vincenzi affinché
Il diritto e la legge prevalgano sugli inciuci clientelari,
sulla commistione e collusione tra politica ed istituzioni
Sul sito ufficiale delle News della Regione Umbria è stata riportata la notizia della mozione presentata dal Consigliere regionale Sergio De Vincenzi. Dopo l’iniziativa che al momento” riposa” presso il Comune di Perugia, il consigliere De Vincenzi ha invitato la Giunta regionale ad adottare “linee guida regionali a tutela dei minori coinvolti in procedimenti di separazione/ divorzio” dal momento che la problematica ha assunto risvolti conflittuali presso i servizi sociali, in assenza di una corretta disciplina.
Il problema esiste e va risolto con somma urgenza, in considerazione del fatto che conseguenze e danni si riversano sui minori, vittime innocenti, e sulla società che ne subisce le conseguenze a tutti i livelli. La nostra Associazione, che vive quotidianamente il dramma delle famiglie in crisi, non intende restare a guardare in silenzio per cui ha acceso il faro su alcuni aspetti della materia che affrontiamo e dibattiamo nella competenza dei rapporti tra cittadini e Pubblica Amministrazione.
Riteniamo che tutti debbano fermare l’assurdo viatico dei minori trascinati nelle aule dei tribunali e riportare il problema della Regola uguale per tutti negli spazi e nelle sedi deputati al confronto presso i Servizi sociali dei Comuni.
La legge c’è e va applicata nel rispetto delle funzioni pubbliche e dei diritti dei cittadini. Ma soprattutto nel rispetto delle persone dei minori ai quali va garantito lo sviluppo e la crescita secondo la normalità dei momenti dell’evoluzione.
Il consigliere De Vincenzi si è fatto carico del problema.
Nessuno fugga o si sottragga. Siamo in ritardo dal 1977 (DPR 616/77: trasferimento funzioni agli Enti territoriali). I nati di quella epoca hanno già superato la soglia degli anni 40. Chissà quanti di loro si trascinano problemi per responsabilità delle inadempienze, ritardi ed omissioni di una società che ha voluto incanalare il loro problema verso una strada “chiusa”.
Dobbiamo far presente che queste problematiche furono fatte presenti ai gruppi regionali e comunali del capoluogo, ma solo il consigliere regionale De Vincenzi si è fatto promotore di iniziativa concreta al Consiglio regionale e al consiglio comunale di Perugia, dove i servizi sociali “protetti” contro ogni evidenza dall’assessore alle politiche sociali.
Seguiremo con attenzione il dibattito e il comportamento delle forze politiche e incalzeremo i ritardatari sull’impegno proposto, perché il diritto e la legge prevalgano, sempre, sugli inciuci clientelari, sulla commistione (politica – istituzioni) e sulle collusioni.
Nelle pagine di questo sito abbiamo riportato la mozione che da un anno è stata depositata al comune di Perugia dal consigliere De Vincenzi e, in allegato, troverete il contenuto della mozione alla Regione.
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