Venerdì 13 Settembre 2019 15:26 |
Umbria 27.10.2019: Elezioni regionali
Non è più il tempo di stare a guardare
ora, nell’affido dei minori, occorre osare
La Regione, per una più aperta politica della Famiglia separata, non può ignorare che in Umbria oltre il 60% delle coppie con figli minori vive il dramma quotidiano della separazione. La conflittualità può essere contrastata e riportata nel canale del rapporto civile condiviso solo mediante una corretta e trasparente politica degli enti locali i quali devono voltare pagina e mettere al centro delle questioni “i minori”, che finiscono trascinati nell’alveo degli esposti ed abbandonati, dai risvolti più odiosi e vergognosi, trafugati in nome e per conto dello Stato di diritto. Lo Stato non c’entra! C’entra chi lo rappresenta. Deve essere rispettata la legge del condiviso nel principio costituzionale di cui agli artt. 3, 29, e 30. Va bandita da certa giurisprudenza la cultura di genere e vanno applicati i principi di uguaglianza, pari opportunità, trasparenza ed accessibilità, sempre.
L’associazione ritiene che la regolamentazione delle attività dei servizi sociali può costituire non solo un argine agli abusi e a comportamenti illeciti, assai diffusi nella nostra regione, ma l’occasione per prevedere la costituzione di commissioni di genitori separati e delle associazioni che da anni li rappresentano nel territorio umbro in tutte le fasi di discussione delle questioni, al fine di contribuire a migliorare situazioni e condizioni di vita e di relazioni tra la famiglia ed i figli. La problematica in Umbria è una emergenza allarmante che riguarda migliaia e migliaia di cittadini.
Indispensabili, per garantire ai minori il diritto alla bigenitorialità e ai genitori il diritto della co-genitorialità, sono la disciplina dell’attività dei servizi sociali con un Regolamento. Il Regolamento è uno strumento di garanzia pubblica che mette a riparo da sconfinamenti e da abusi soprattutto gli operatori, talvolta costretti a scrivere o riportare “sotto dettato” indirizzi e linee, che, come abbiamo letto per Bibbiano, portano dritto” all’inferno”. E ciò avviene con iniziative che impegnano strumenti ed organizzazione, pagate con pubblico danaro.
I dipendenti pubblici devono rispettare le leggi della pubblica amministrazione, in autonomia ed indipendenza, e garantire la completa trasparenza dei loro atti, accessibili ai genitori o loro delegati in qualsiasi momento, con modalità certe e certificate (video-registrazioni, test, presenza in modalità protetta dei genitori e/o loro rappresentanti e/o delegati con professionalità specifica nell’audizione dei propri figli, programma concordato con i genitore dove siano stabilite finalità, tempi e modalità) al fine di permettere un reale contraddittorio sulle relazioni che vanno a costituire poi il corpo sostanziale della decisione. Le fasi del processo, quando è richiesto, invadono il terreno amministrativo e qui i servizi hanno l’obbligo di rispettare due principi: il contraddittorio e il buon andamento del loro Ufficio (art. 97 della Cost.)
L’attività dei servizi sociali dovrà essere monitorata con rigore e regolarità da esperti esterni alla struttura di pertinenza, per valutare le specifiche competenze degli operatori. Altrettanta rigorosità deve essere pretesa dagli enti locali sull’operato, sulla professionalità, sui bilanci economici, dei vari centri antiviolenza, delle case famiglia, comunità e case protette, cooperative sociali e sugli affidi etero-familiari.
L’Istituto del gratuito patrocinio non deve essere più un istituto di privilegio di genere, ma di garanzia soprattutto del genitore escluso. Come il diritto per tutti, anche il danaro è di tutti. Chi ne ha diritto deve beneficiarne secondo legge e con le garanzie del controllo pubblico. Chi ne abusa deve subirne le conseguenze. Valgono qui le regole della vigilanza e del controllo, obbligatorie da parte di tutte le istituzioni coinvolte.
Esistono, di fatto, difficoltà economiche del genitore non collocatario (al 95% il padre) che non gli permettono di accedere al patrocinio a spese dello Stato (a causa della non detraibilità delle somme che versa all’altro genitore per i figli) e di conseguenza nemmeno può tutelare nei tribunali sé stesso e i propri figli.
La Regione, per ripristinare i diritti negati al minore e al genitore non collocatario, può predisporre un congruo fondo economico annuale per gestire un patrocinio a spese della Regione concesso con regole vincolanti diverse da quello attualmente in vigore per lo Stato, combattendo rigorosamente le dichiarazioni non veritiere e i redditi “negati” da lavoro non dichiarato.
Noi ci battiamo per la disciplina e la regolamentazione della vita pubblica e chiediamo il rispetto di due principi: la responsabilità e il controllo. Ciò valga anche per tribunali e corti di appello. Non per controllare la Giustizia, ma per garantire che le istituzioni degli enti territoriali osservino i principi di uguaglianza, di imparzialità e buon andamento. Il buco di cui all’art. 30 della Costituzione va riempito con la partecipazione del cittadino, dal momento che assistenza, mantenimento e contributi sono la fonte di valutazioni, riservata incondizionatamente a giudizi spropositati, generici e pilotati in una sola direzione.
Nel pubblico devono valere le regole agganciate alle disposizioni di riferimento, non il pensiero personale di un avvocato, di un assistente sociale o di un giudice.
Tutto ciò lo abbiamo chiesto, con apposita e approfondita indagine ai ministri della Giustizia e della P.A e lo chiediamo soprattutto alla Regione, ente vicino al cittadino. Chiediamo che gli Enti territoriali aprano armadi e porte per consentire al cittadino più effettiva partecipazione nella vita di servizi che lo riguardano e per garantire che le istituzioni degli enti territoriali osservino i principi di uguaglianza, di imparzialità e buon andamento.
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Venerdì 13 Settembre 2019 15:24 |

Il diritto di visita va preteso e garantito, sempre!
Con le ferie estive e durante le festività si acuisce la conflittualità tra i genitori per il mancato rispetto del diritto di visita del non collocatario da parte dell’altro che, approfittando della sua posizione, con sofisticata manipolazione riesce a suscitare nei figli minori il suo rifiuto. Altri genitori collocatari, invece, richiamandosi ai provvedimenti di affido, con pretestuosa insistenza chiedono che il genitore non collocatario venga obbligato a rispettare i turni di visita e permanenza dei figli presso di lui. Ad alcuni si vieta di fare i genitori, ad altri si vorrebbe imporre che una possibilità di visita si trasformi in un obbligo: due pesi, due misure e figli, comunque, oggetti ma non persone.
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Nelle aule dei tribunali troppo spesso si dimentica che il diritto di visita ai figli da parte del genitore non collocatario – il padre, al 94% - così come previsto nelle ordinanze e sentenze, va sempre rispettato dal collocatario. Quando ciò non avviene, è dovere del giudice disporre i provvedimenti di competenza previsti dall’art. 709 ter c.p.c. nei confronti del genitore inadempiente con misure coercitive e sanzionatorie, considerata la grave inadempienza contro i propri figli, a cui è negata la bigenitorialità, e contro il genitore non collocatario, a cui viene negata la genitorialità “attiva”.
In sede civile
“Per la soluzione delle controversie insorte tra i genitori in ordine all’esercizio della responsabilità genitoriale o delle modalità dell’affidamento – recita il codice di procedura civile - è competente il giudice del procedimento in corso. Per i procedimenti di cui all’articolo 710 è competente il tribunale del luogo di residenza del minore …
In caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento, può modificare i provvedimenti in vigore e può, anche congiuntamente: 1) ammonire il genitore inadempiente; 2) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti del minore; 3) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti dell’altro; 4) condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende”.
In sede penale
Su querela di parte si può pretendere la punizione del genitore inadempiente per mancata esecuzione di un provvedimento del giudice civile riguardante l’affidamento dei minori o di altre persone incapaci (art. 388, 2 c., c.p.), maltrattamenti contro familiari o conviventi (art. 572 c.p.), sottrazione di persone incapaci (art. 574 c.p.), circostanze aggravanti (art. 585 c.p.) ed, inoltre, per aver commesso il fatto con abuso di relazioni domestiche o di ospitalità (art. 61, c. 1, n. 11, c.p.).
La madre, soprattutto quando i figli sono piccoli, è la figura genitoriale predominante e condizionante, vuoi perché, spesso, a differenza del padre, non lavora sia perché costituisce per loro una naturale garanzia di certezza e serenità. Se poi la madre è anche iperprotettiva verso i propri figli, non riesce a trasmettere loro la positività della bigenitorialità, diritto inalienabile e fondamentale per una crescita psico-fisica equilibrata e articolata. E’ reale il rischio che la genitrice manipoli i loro sentimenti e i loro approcci alla vita per averne la esclusività a scapito del padre, lentamente emarginato dalla propria prole. Un passaggio sottile, talvolta programmato, che condanna i minori a stringersi sempre più alla madre e ai suoi familiari, ritenendoli l’unica sorgente di certezze esistenziali.
C’è poi il collocatario che pretende il rispetto alla lettera del provvedimento del tribunale in merito a tempi ed orari del diritto di visita dell’altro genitore. Il solerte genitore dimentica, però, che il legislatore ha previsto il diritto di visita per il non collocatario come possibilità e non come obbligo e, dato che l’assegno di mantenimento è calcolato dal giudice in base alle risorse economiche di ciascun genitore, all’utilizzo della casa familiare e al tempo che trascorre con la prole (art. 337 ter c.c.), il genitore presso cui i figli sono collocati in modo prevalente ne riceve un danno dal mancato rispetto delle disposizioni di affido. Da ciò deriva il suo diritto a chiedere la revisione della collocazione dei figli e il ricalcolo del loro mantenimento da parte del genitore non collocatario.
Chi ostacola il diritto di visita commette un “reato”, chi non lo esercita con puntualità, se non impedito da giustificati motivi, dimostra scarse capacità e sensibilità genitoriali, ma non è punibile, anche se non può sottrarsi a maggiori oneri economici per compensare il mancato rispetto dei figli e del loro diritto alla bigenitorialità.
La mancata applicazione della legge nei tribunali, in nome di uno psicologismo di circostanza, favorisce solo la conflittualità genitoriale, alimentata dalla frequente devastante intromissione dei servizi sociali, e sicuramente danneggia i minori, vere vittime di questo modo di operare. La soluzione a questa assurda situazione deve essere ricercata nella corretta applicazione del diritto e nel rispetto di ruoli e responsabilità.
Al genitore spetta il compito di pretendere, con forza e senza sconti, il rispetto dei diritti propri e dei propri figli, contestando, se necessario, anche l’eventuale tatticismo del proprio difensore che, non bisogna dimenticare, lo difende dietro compenso, ma non lo sostituisce nella genitorialità, oltre, eventualmente, a quello dei servizi psico – sociali e dei magistrati. I genitori, a differenza delle istituzioni pubbliche, sono gli unici titolari della genitorialità, salvo documentata prova contraria.
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Cassazione Civile, VI, ord. n. 19696/2019, dep. il 22.7.2019
Non più mantenimento ai figli maggiorenni
se in possesso di proprie capacità lavorative
Il perenne dilemma del “mantenimento sì, mantenimento no” ai figli maggiorenni economicamente non autosufficienti, con la buona volontà applicativa dei giudici ordinari, potrebbe aver termine alla luce dell’ordinanza della VI sez. della Cassazione che capovolge la consuetudine giurisprudenziale spesso ostile nei confronti del genitore obbligato che doveva dimostrare che il figlio era economicamente autosufficiente. Ora, sostiene la Suprema Corte, è l’avente diritto (il figlio maggiorenne) che deve dimostrare il mancato raggiungimento dell’autosufficiente economica per fattori estranei alla sua responsabilità nonostante la propria capacità lavorativa. La capacità lavorativa del figlio maggiorenne è ricavabile anche in via presuntiva dalla formazione acquisita e dalla esistenza di un mercato del lavoro in cui essa sia spendibile.
Vanno valutati, sostengono gli Ermellini, “una serie di fattori quali la distanza temporale dal completamento della formazione, l'età raggiunta, ovvero gli altri fattori e circostanze che incidano comunque sul tenore di vita del figlio maggiorenne e che di fatto lo rendano non più dipendente dal contributo proveniente dai genitori. Inoltre l'ingresso effettivo nel mondo del lavoro con la percezione di una retribuzione sia pure modesta ma che prelude a una successiva spendita dalla capacità lavorativa a rendimenti crescenti segna la fine dell'obbligo di contribuzione da parte del genitore e la successiva eventuale perdita dell'occupazione o il negativo andamento della stessa non comporta la reviviscenza dell'obbligo del genitore al mantenimento. (cfr. Cass. civ. VI-1 N. 6509 del 14 marzo 2017 secondo cui il diritto del coniuge separato di ottenere un assegno per il mantenimento del figlio maggiorenne convivente è da escludere quando quest'ultimo abbia iniziato ad espletare una attività lavorativa)".
Indubbiamente occorre fare chiarezza sul mantenimento dei figli maggiorenni che reclamano il sostentamento dei genitori – corretto sarebbe dire del genitore obbligato poiché è il solo a pagare – determinando il quantum che fa scattare tale obbligo per evitare una discrezionalità da parte del tribunale che potrebbe rivelarsi, poi, una discriminazione del genitore obbligato. L’affermazione “economicamente non autosufficiente”, se non si determina cosa si debba intendere per autosufficienza, lascia in piedi il diritto del maggiorenne a reclamare il mantenimento anche quando percepisce il reddito di cittadinanza e/o quando ha un lavoro saltuario e con remunerazione minima.
L’obbligato deve ricorrere al tribunale per la revisione delle condizioni di separazione/divorzio/affido e cancellare l’obbligo al mantenimento del figlio maggiorenne che ha in sé le possibilità dell’autosufficienza economica.
* f
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– tel. 347.1155230
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Martedì 20 Agosto 2019 15:41 |
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Riflessione su un’altra sentenza del tribunale di Aosta
Il divorzio è un affare di genere,
paga sempre il padre!
Avv. Gerardo Spira*
Un’altra sentenza del Tribunale di Aosta ha stimolato le nostre riflessioni sulla giustizia di “confine”.
Armati della solita serenità mentale e con l’ausilio del puntiglioso bagaglio culturale, rafforzato dallo spirito di sfogliare le migliori pagine del diritto, leggiamo e commentiamo un’altra decisione emessa dal Tribunale di Aosta che certamente, animerà la critica giuridica e segnerà effetti nella vita di persone che, in ogni caso sono state attori e vittime della vicenda. Quando la Giurisprudenza cambia orientamento, vuol dire che il giudice ha intensamente impegnato la sua professionalità, nella ricerca quotidiana di interpretare i diversi aspetti evolutivi della società. Oppure è l’avvocatura di frontiera che, da posizione fortemente autonoma, coglie le nuove spinte dei rapporti umani e li sottopone al vaglio rigoroso di un tribunale attento e pronto a recepire le novità.
Siamo d’accordo che i genitori sono autorità e punti di riferimento, ma non di impressione o pressione. Se la base di formazione è di assoluto rispetto, nessuno figlio si oppone al genitore. Egli discute, si esprime, ma non lo rinnega mai. Quando un figlio si pone in contrapposizione, l’equilibrio familiare si interrompe e salta tutto il sistema di rapporti e relazioni. Ciò generalmente accade quando il punto di riferimento non esiste e uno soltanto dei genitori esercita il controllo sui figli. Da qui nasce il disagio e si sviluppano i cosiddetti “atteggiamenti iperprotettivi materni (sic). Sono atteggiamenti studiati o istinti di natura non controllabili?”.
In questo momento la giustizia deve puntare il faro, vigilare ed osservare. In questa fase le istituzioni devono attivare le armi dei controlli. La ragione non sta mai da una parte, si dice.
E’ vero. Ma il genitore non deve essere mai rifiutato, specialmente se per futili motivi di vita conflittuale. Il genitore (padre e madre) è un valore che supera ogni ragione critica personale. Il discorso si può ampliare in tante direzioni, ma il genitore resta sempre tale e la Giustizia deve disporre che i servizi sociali e chi li sostituisce adottino metodologie capaci di assicurare un risultato condiviso. L’uomo e la donna hanno uguali opportunità, sono parimenti riconosciuti nei principi costituzionali e sono uguali davanti alla legge.
Dunque condizioni e situazioni vanno esaminate con questa visione nelle separazioni e nei divorzi. Entrambi i genitori, detta la legge, devono adempiere ai predetti doveri, responsabilmente insieme. Il legislatore usa il termine “entrambi”. Non esiste un genitore di serie A e di serie B, oppure uno migliore dell’altro. Entrambi hanno funzioni e ruoli che tendono allo stesso fine, quello di crescere e far maturare la famiglia secondo, si dice, la regola del buon padre. Le istituzioni, in questa materia, con le decisioni più disparate invece di risolvere hanno aggravato il problema. Le condizioni critiche esistono, ma vanno esaminate e considerate, senza pregiudizi e trattamento di favore.
I figli maggiorenni, usciti fuori dalla responsabilità genitoriale, vanno considerati “uomini o donne” e non ragazzi. E, come tali, trattati negli impegni. Se un figlio non ha fatto niente, o non ha assunto capacità di scelta, la società deve porsi seriamente il problema e ricercarne la ragione. Qualcuno ha sbagliato e la causa va ricercata non nella parte che è stata tenuta lontana, bensì nell’ambito in cui i membri vivono gioie e dolori della vita quotidiana. Il collocamento presso uno dei genitori, comporta anche questa responsabilità, che va addebitata, innanzitutto, come tutti gli oneri, sul genitore che ne ha preteso ed ottenuto quella destinazione. Si sa che la frequenza fa la pratica e questa produce buoni frutti se correttamente idonea. La Giustizia ha un grande ruolo propositivo nella funzione, per il rispetto delle regole e della legalità, per il rispetto del ruolo dei genitori, e quello della famiglia e di tutti i membri. La famosa regola della diligenza del buon padre di famiglia vale per tutti e va sempre tenuta presente
I figli della coppia, che stiamo esaminando, alla data della sentenza (luglio 2019) hanno la seguente età: la figlia anni 17, il figlio anni 24.
Veniamo al caso (Tribunale ordinario di Aosta - Sentenza n. 248/2019 pubbl. il 25/07/2019).
Nel 2016 la sig.ra (x) ricorre al Tribunale per la separazione, che viene definita consensualmente alle condizioni, concordate e accettate da entrambe le parti. I figli vengono collocati presso la madre.
Il sig. (y) con l’entrata in vigore della nuova legge, decide di chiedere il divorzio, nel 2017 (epoca in cui la figlia aveva 15 anni e il figlio 22), sulla scorta di una serie di domande, che lasciano comprendere lo stato della questione.
La sig.ra x contesta, rifiuta l’istruttoria su alcuni punti, aderisce su altri, e accetta l’ammissione al divorzio ma a condizione.
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Lunedì 12 Agosto 2019 07:16 |
Cavriago (RE), 8 agosto, incontro con il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.
Il contributo della nostra associazione tramite il presidente Ubaldo Valentini
Tribunali e Servizi sociali tutelano i minori?
Pretendiamo chiarezza sugli affidi nelle separazioni.
La nostra “Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori, aps” è sorta nel 1998 e da ventidue anni opera a livello nazionale con la specifica finalità della tutela dei minori nelle separazioni per garantire loro la bigenitorialità e ai due genitori il rispetto della co-genitorialità.
Hanno fatto clamore i fatti di Bibbiano, ma questa triste realtà è sempre esistita. Per troppo tempo, nonostante le denunce dei genitori e dei familiari, non si è voluto approfondire il problema della sottrazione dei minori; non si è voluto verificare quanto accadeva (compresi i costi) nelle strutture in cui i minori, per disposizione volontaria di spregiudicate istituzioni, venivano collocati.
Gli abusi riguardano circa un milione di figli minorenni che finiscono nel giro intoccabile e concordato sistema delle pubbliche istituzioni, le quali abusano della loro dignità esistenziale in nome del “superiore interesse”. Parliamo di tribunali per minori e tribunali ordinari che con spregiudicati servizi socio-sanitari, segnano il destino di tantissimi figli, sin dalla tenera età, privandoli dei genitori e della famiglia.
Un mondo rimasto chiuso ed intoccabile tra tribunali, servizi sociali, Ctu, giudici onorari dei tribunali e delle Corti d’appello sez. minorile, psicologi, avvocati, educatori, forze dell’ordine, associazioni di genere e variegate lobby affaristiche. Il patto tra “questi” (sempre le stesse persone) tipico delle società che operano fuori dallo Stato legale, sfalda il primo fondamento della società: la famiglia intesa nella sua naturale esistenza ed estensione di soggetti che vivono nell’equilibrio di legami e di relazioni.
Una sottile politica di genere, manifestata ed espressa attraverso il filo conduttore di una giurisprudenza “sfaticata”, di prassi ricorrente e di cultura molto discrezionale, ha portato a sfaldare il concetto di genitore, ad emarginarne uno, a mettere in discussione il principio delle pari opportunità, come previsto dalla L. 54/2006 e a minare l’affido paritario.
Il disastro istituzionale ha provocato il rigurgito, come spesso accade, di tutte quelle forze oscure, massoniche e non, che tentano di approfittare del momento per trascinare la politica nella querelle per scopi marcati contro la famiglia ed i propri figli. La legge 54/2006 è rimasta la cenerentola sulla carta. Basta dare alla stessa credibilità e bloccare la deviazione abusiva degli affidamenti extra famiglia. L’affidamento in case e luoghi protetti per la legge è “una eccezione”. Per le istituzioni ed i tribunali, è diventata una regola. Si svuotano le famiglie per riempire case e luoghi in cui si consumano i più atroci delitti, contro la volontà dei genitori, senza controlli e con la corresponsabilità di “persone togate” e servizi soggiogati.
Il padre è il genitore più colpito (94%). I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Per le strampalate decisioni dei tribunali ,le famiglie sono in eterno conflitto, padri finiscono in miseria e vengono giustificate, con clamorose sentenze, situazioni contrarie al normale modus di vita di una famiglia. Queste decisioni non fanno stato, ma fanno esempio e invogliano a percorrere strade contrarie alle convenienze sociali.
La privacy è divenuto un istituto di luogo comune nelle risposte per vietare l’accesso agli atti, la partecipazione del genitore nel procedimento presso i servizi sociali. La trasparenza è un termine scritto nella legge che non ha alcun valore. Il sistema istituzionale ha permesso di mettersi d’accordo per sottrarre i figli ai genitori e alla famiglia, con motivazioni senza alcuna logica giuridica.
Il codice penale è divenuto “una barzelletta”. Annullata la presenza istituzionale dei servizi sociali nella fase amministrativa, al Tribunale è spianata la strada per confermare una decisone concordata prima e confermata dopo.
La nostra associazione, in varie parti d’Italia, ha posto un problema di grande importanza. Le situazioni delle separazioni vanno regolamentate sia nella fase amministrativa che in quella giudiziaria. Quella giudiziaria va disciplinata con un percorso snello, chiaro e prescrittivo. Vanno assolutamente messe al bando prassi e discrezionalità. La fase amministrativa va regolamentata, come vuole la legge.
Noi ci siamo fatti promotori di un Regolamento per disciplinare l’attività dei servizi sociali degli Enti che riguarda la famiglia separata e i loro figli nel rispetto della legge 241/90, la quale ha sottratto alla P.A la possibilità di ragionare con criteri discrezionali e per sentito dire. La vita e le azioni degli Enti territoriali devono avvenire secondo corretti procedimenti, consentendo al cittadino di partecipare e di avere accesso ai documenti che lo riguardano. Consapevoli di ciò che accade in questo mondo, abbiamo sempre segnalato alle Autorità competenti fatti ed abusi. Dopo i clamorosi fatti di Bibbiano abbiamo prodotto un esposto, ai Tribunali ordinari e per minori, alle Procure della Repubblica c/o i Tribunali e presso la Corte dei Conti perché venga avviata una approfondita indagine per verificare se gli affidamenti disposti in comunità protette, nelle case famiglie e nelle singole famiglie o nelle strutture extra-regionali sono stati effettuati in regime di legittimità procedimentali; se durante il periodo di collocamento dei minori sono stati individuati, incaricati e disposti i controlli; se di ciò sono stati redatti regolari verbali e conservati agli atti; se sono state verificate le congruità delle rette pagate dall’ente pubblico a tali strutture e se le stesse rendono pubblici i loro bilanci, gli operatori che seguono i minori, le loro professionalità e i programmi da loro messi in atto a tutela di questi minori sottratti alle famiglie di origine, temporaneamente o definitivamente, come nelle adozioni; se tali provvedimenti di collocazione extra-familiare dei minori siano stati realmente indispensabili e se sono state esperite – con la dovuta certificazione – altre vie per sostenere i genitori nello loro genitorialità ed evitare, nella stragrande maggioranza di casi, il drammatico distacco da entrambi i genitori o solo da uno; se sono state verificate le vere finalità di queste comunità e se sono state verificate a chi realmente tali strutture sono riconducibili; se, infine, ad oggi sono state rilevate criticità e come queste sono state risolte.
E’ indispensabile ed urgente cercare le responsabilità a qualsiasi livello, come ha scritto il P.M che svolge le indagini su Bibbiano, perché i fattacci di cui parliamo avvengono per assenza di vigilanza e di controllo di chi doveva ed ha mancato di svolgere la propria funzione
La Nostra proposta parte dalla legge ed in forza di questa sono state attivate mozioni sia in Valle D’Aosta che nella Regione Umbria, accolte al momento con l’approvazione di linee guida, tutt’ora in corso.
Riteniamo che la materia, per la sua importanza, debba trovare apposita disciplina dal Governo centrale con una disposizione unica, valida su tutto il territorio nazionale per evitare clientelismi e strumentalizzazioni politiche. La famiglia e i minori sono gli stessi sia in Sicilia che in Lombardia, perché i loro valori sono stati ricompresi nella Costituzione per essere affermati in modo identico sia a Palermo che a Milano.
La famiglia è l’unica titolata all’affidamento, in tutta la sua estensione. L’affidamento extra, deve restare un istituto residuale ed eccezionale, come detta la legge, con tutte le garanzie dei controlli e della vigilanza.
Gli artt. 3, 29, 30 e 97 della Costituzione restano il baluardo insormontabile, non possibile di interpretazioni contrarie a principi che hanno fatto e fanno parte della cultura civile del nostro Paese.
Fuori dalle istituzioni, mafie, corruzioni, illegalità e abusi.
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Lunedì 12 Agosto 2019 07:13 |
A margine dell’incontro con il Ministro della Giustizia
Onestà e buone intenzioni dell’on. Bonafede
Proficuo è stato l’incontro del Ministro della Giustizia, on. Alfonso Bonafede, con i sindaci della Val d’Enza, le famiglie abusate di Bibbiano, gli operatori sociali del territorio e con le associazioni che tutelano i minori. L’appuntamento, tenuto a Cavriago (RE) l’8 agosto, era stato organizzato dai deputati e consiglieri regionali del M5S che hanno invitato anche le associazioni di fuori regione, come la nostra, per un confronto a vasto respiro.
Il ministro - persona disponibile, chiara nei suoi futuri programmi in merito agi affidi e ai minori e fermo nelle decisioni - ha voluto e creato la “Squadra speciale di giustizia per la protezione dei minori” con decreto ministeriale del 22 luglio e i lavori si concluderanno entro novembre 2019.
Cinque sono i compiti della squadra speciale: “monitorare lo stato di attuazione della legislazione vigente: evidenziare le criticità della normativa vigente; esaminare ed elaborare proposte di modifiche normative; promuovere la creazione di una banca dati nazionale integrata relativa agli affidamenti famigliari: proporre circolari di armonizzazione delle procedure”.
E’ fuori dubbio la volontà del ministro a fare chiarezza su queste problematiche e la squadra speciale integrata da presenze esterne al ministero di fatto ancora una volta non ne fanno parte i genitori, cioè gli protagonisti e responsabili della tutela dei propri figli. La commissione per valutare l’operato dei tribunali, dei servizi psico-sociali, degli avvocati dovrebbe tenere fuori proprio le organizzazioni che tutelano ordini o lobby professionali al centro del dibattito, certamente non positivo.
Molte associazioni, come la nostra, da oltre vent’anni denunciano gli abusi istituzionali (tribunali, strutture psico-sociali, ordini professionali, ecc.) sui minori nelle separazioni che di fatto non vengono tutelati nel loro diritto a restare inseriti nella famiglia di origine garantendo loro il diritto alla bigenitorialità e, ai loro genitori, il diritto alla co-genitorialità.
Non siamo certi, però, che nella squadra ministeriale si parlerà dei milioni di minori che, troppo spesso, subiscono quotidiani e silenziosi abusi per un affido poco equo e rispettoso dei loro diritti, preferendo, al contrario, dare risposte agli abusi emergenti dalla cronaca. L’abuso è sempre abuso e su ciascuno bisogna indagare sul livello di gravità e sulle responsabilità.
Solo ora una giudice ha avuto la forza di mettere in discussioni gli affidi, gli operatori psico-sociali, le comunità protette a tutela dell’infanzia e, di conseguenza, dovrà chiamare in causa anche i tribunali che avallavano acriticamente l’operato dei servizi psico-sociali senza predisporre i dovuti controlli e gli amministratori di enti locali da cui dipendono tutte queste strutture ma che si sono guardati bene dai dovuti controlli sia sulla professionalità degli operatori coinvolti a vario titolo che sui costi che ricadono sui contribuenti italiani.
Ancora una volta la presenza dei genitori è esclusa dalle commissioni di indagini, mentre, al contrario, una commissione di genitori dovrebbe affiancare tutti i tribunali e tutti gli assessorati alle politiche sociali per prevenire il pullulare di stravaganti “protocolli” tra genitori ed avvocati come se gli avvocati non fossero “operatori” del diritto a pagamento che assistono i genitori ma non li rappresentano. Speriamo che, crisi di governo permettendo, si corregga questo imperdonabile “dimenticanza”.
Si esce dalla difficile situazione degli affidi, a nostro parere, stabilendo un Regolamento per disciplinare l’attività dei servizi psico-sociali nell’affido di minori con genitori non più conviventi. La nostra associazione dal 2016 ha focalizzato la propria attività sulla stesura del Regolamento, incaricato affidato all’avv. Gerardo Spira, esperto di pubblica amministrazione e di diritto minorile. Il testo è stato messo a disposizione delle regioni e degli enti locali da cui dipendono gli operatori psico-sociali e le comunità a loro collegate. La regione Valle d’Aosta lo discuterà in autunno ed è stata approvata all’unanimità una mozione che ne prevede la discussione alla regione Umbria, dopo l’insediamento del nuovo consiglio regionale.
Sono intervenute, nel dibattito di Cavriago varie organizzazioni di genitori e singoli genitori privati ingiustamente dei propri figli. Il nostro intervento (come riportato in questo sito) ha riscosso un grande successo tra i presenti sottolineato dai continui applausi che interrompevano l’esposizione delle proposte e considerazioni dell’associazione. Al termine, il presidente, Ubaldo Valentini, e la segretaria, Anna Benedetti, sono stati avvicinati da tanti genitori, associazioni e forze politiche per futuri contatti su specifiche problematiche e per la collaborazione in altre iniziative culturali sul territorio. A tutti è stata garantita la massima collaborazione e la disponibilità ad ospitare nel nostro sito i loro interventi in materia di affido dei minori nelle separazioni e nelle famiglie momentaneamente in difficoltà.
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Venerdì 02 Agosto 2019 19:07 |
Chiesta una indagine sull’affido dei minori in Valle d’Aosta
La nostra associazione ha chiesto, ufficialmente e con risposta scritta, al presidente dei servizi sociali, all’assessore alle politiche sociali, al presidente della Regione, al presidente del Tribunale, al presidente del Tribunale per i minorenni, alla Procura della Repubblica c/o Tribunale, alla Procura della Repubblica c/o la Corte dei Conti, alla Corte dei Conti di Aosta di aprire una indagine sull’affido dei minori in Valle d’Aosta per conoscere:
“se gli affidamenti disposti in comunità protette, nelle case famiglie e nelle singole famiglie della Regione Valle d’Aosta o nelle strutture extra-regionali sono stati effettuati in regime di legittimità procedimentali; se durante il periodo di collocamento dei minori sono stati individuati, incaricati e disposti i controlli; se di ciò sono stati redatti regolari verbali e conservati agli atti; se sono state verificate le congruità delle rette pagate dall’ente pubblico a tali strutture e se le stesse rendono pubblici i loro bilanci, gli operatori che seguono i minori, le loro professionalità e i programmi da loro messi in atto a tutela di questi minori sottratti alle famiglie di origine, temporaneamente o definitivamente, come nelle adozioni; se tali provvedimenti di collocazione extra-familiare dei minori siano stati realmente indispensabili e se sono state esperite – con la dovuta certificazione – altre vie per sostenere i genitori nello loro genitorialità ed evitare, nella stragrande maggioranza di casi, il drammatico distacco da entrambi i genitori o solo da uno; se sono state verificate le vere finalità di queste comunità e se sono state verificate a chi realmente tali strutture sono riconducibili; se, infine, ad oggi sono state rilevate criticità e come queste sono state risolte”.
Si chiede, in definitiva, alla luce dei fatti emersi dalle indagini presso le case famiglia della regione Emilia, che le istituzioni a cui compete la tutela dei minori verifichino la correttezza della continua – e talvolta incomprensibile – sottrazione dei minori ai genitori per collocarli presso costose strutture sia ad Aosta che fuori regione sulle quali manca un continuo monitoraggio esterno.
La nostra associazione opera a livello nazionale da ventidue anni nella tutela dei minori e, in Valle, da anni ha pubblicamente denunciato gli abusi “istituzionali” nei confronti di minori figli di separati e dei loro genitori sia sulla stampa che con conferenze e convegni. Dinnanzi ai continui dinieghi alla richiesta di trasparenza sia da parte dell’assessore alle politiche sociali e della maggioranza regionale che, al contrario, esaltano la bontà degli operatori e dei loro dirigenti sia da parte dei diretti responsabili del servizio socio-sanitario stesso che, contra legem, rifiutano ai genitori l’accesso ai fascicoli dei propri figli, è obbligatoria una approfondita indagine da parte dei Tribunali e della Procura della Repubblica c/o il Tribunale ordinario, il Tribunale per i Minorenni, la Corte dei Conti, della Corte dei Conti sulla legittimità e/o opportunità di questi provvedimenti, sulla gestione professionale delle strutture, sui costi e sui bilanci ed infine sulla correttezza dell’operato dei servizi sociali.
Una società correttamente istituzionalizzata ha il dovere di partecipare e controllare ciò che avviene nella sfera pubblica, in modo imparziale e, soprattutto, perché le funzioni costano risorse ed investimenti di cui ognuno di noi deve dar conto.
Stessa indagine, nei prossimi giorni, verrà avanzata anche in Umbria, dove lo strapotere di certe istituzioni è più che mai evidente e dove al cittadino non è permesso nemmeno chiedere la trasparenza sui provvedimenti che riguardano i propri figli.
Nei prossimi giorni daremo pronta documentazione dell’iniziativa.
Chiunque, indignato per quanto sta succedendo nel mondo dei servizi sociali e delle istituzioni italiane (e non solo nella regione Emilia-Romagna) preposte alla tutela dei minori e chi è a conoscenza di casi da denunciare (garantiamo la massima riservatezza delle origini delle informazioni che comunque verificheremo direttamente) o ha subito sulla propria pelle gli abusi dei servizi sociali, delle case-famiglie e delle comunità protette e degli organi giudicanti ci contatti al 347.6504095 o su
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, disponibili anche ad un incontro. Stiamo preparando un dossier e daremo una mano a chi ha subito abusi sui propri figli e su di sé, come genitori e nonni.
Il direttivo dell’Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori.
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Lunedì 29 Luglio 2019 08:45 |
Aosta: gli amministratori si arrabbiano
La politica si fa con i soldi dei cittadini
che chiedono trasparenza e pubblico conto
L’avv. Jans dell’avvocatura regionale Vda invia una nota-diffida all’associazione per avere, a suo parere, offeso la onorabilità e decoro personale ed istituzionale del presidente Fosson, dell’assessore Baccega e dei dirigenti regionali e degli assistenti sociali. Questa la nostra risposta. In allegato la nota-diffida e il parere pro-veritate dell’avv. Spira. Ai soci e ai cittadini le gradite valutazioni.
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La diffida, perfettamente in linea con i comunicati stampa dell’amministrazione valdostana, richiamandosi ai comunicati stampa del 3 aprile, 6 e 10 luglio,
Rileva, in prima battuta, inesattezze e pretestuose affermazioni, in esse contenute, “lesive dell’onorabilità e del decoro personale e istituzionale del Presidente, dell’assessore e della dirigenza individuata nel Comunicato stampa e più in generale dei dirigenti regionali e assistenti sociali”.
Contesta poi l’errato richiamo alla sentenza della Corte Costituzionale n. 37/2015, in forza della legge regionale n. 22 del 2010, ritenuta corretta per la dirigenza, secondo gli artt. 18 e 21, confermando a tal proposito la legittimità delle attribuzioni di coordinatore assegnato con la deliberazione n. 371/2019.
Ritiene pretestuose le affermazioni dell’associazione contenute nel comunicato stampa “L’assessore Baccega non la racconta giusta”, interpretando, secondo l’avvocato, una immagine negativa della figura istituzionale.
L’avvocato Jans trova, inoltre, lesiva l’onorabilità delle istituzioni valdostane l’accostamento ai fatti occorsi a Bibbiano della Regione Emilia Romagna.
Precisa, il legale della V.D.A, che l’amministrazione valdostana durante un incontro, (non precisa quale e con quale amministratore) è stata “leale”, fornendo tutti i chiarimenti del proprio operato. E ritiene ancora che la risposta all’interpellanza del consigliere Cognetta del 4 luglio è stata correttamente data dall’assessore in Consiglio.
Ritiene infine che il comunicato del 10 luglio sia stato “un nuovo attacco alle istituzioni, in particolare ai servizi sociali, di cui l’associazione dovrà rendere conto.
Conclude che l’Amministrazione valuterà la portata dei comunicati al fine della tutela della onorabilità istituzionale.
L’Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori, che ho l’onore di rappresentare, da oltre 20 anni porta avanti nei confronti istituzionali la battaglia intesa a considerare “innanzitutto i minori” nelle questioni della famiglia separata o divorziata, e a rispettare i principi ed i valori che riguardano diritti e dignità degli interessati. Ciò nei confronti di Autorità ed Istituzioni che hanno a che fare con la problematica della famiglia e soprattutto nei confronti dei soggetti informatori ed attuatori dei principi
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Dove abitano gli intoccabili!
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della Costituzione e delle leggi dello Stato.
Il cittadino richiede il rispetto delle leggi e le garanzie del giusto e corretto procedimento nei casi che lo riguardano, cioè imparzialità, uguaglianza di trattamento, applicazione del contraddittorio e giusto processo.
Abbiamo rilevato che in V.D.A nella materia che discutiamo non viene applicata la legge 241/90 e per di più i Servizi sociali sono portatori di una cultura di preferenze e di privilegi di genere, che hanno già segnato profondamente il valore della vita e l’importanza della presenza culturale dei genitori nel rapporto con i figli e con la società. La separazione non è un valore istituzionale, ma un accadimento che non deve pregiudicare la serena continuità della vita sociale.
Essenziale è la funzione delle istituzioni nei procedimenti aperti, ancora più importante è il ruolo politico di chi rappresenta la comunità. Abbiamo chiesto, come detta la legge, applicazione di regole a tutti i livelli e garanzie di comportamento per tutti.
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Lunedì 29 Luglio 2019 08:27 |
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Violenze e maltrattamenti contro i figli degli altri
Una pratica che si perde nella notte dei tempi
Avv. Gerardo spira *
“Mi sono occupato di ndrangheta per anni, ma questa inchiesta è umanamente devastante”. Così ha commentato i fatti di Bibbiano il Procuratore capo di Modena.
Lo sconcerto della frase ha provocato una rivolta incontenibile della mia cultura giuridica, prima ancora di quella umana, conoscendo come si arriva a queste situazioni, chi vi è coinvolto, chi provvede e dove sono le responsabilità. Tutti tacciono quando i crimini restano dolosamente soffocati sotto la cenere. Tutti farneticano quando poi questi, anche per strane coincidenze, scoppiano e invadono il mondo dell’informazione. Quando ciò accade, riemerge la frenetica corsa a cercare le responsabilità. Qualcuno invece si sofferma sulle conseguenze alle persone e sul danno alla società.
E, come sempre accade, chi è senza protezione o è ultimo della filiera, diventa il capro espiatorio. Chi ha il potere più forte se ne avvale e punta l’indice con frasi che servono a distrarre dal gravissimo problema. I fatti accaduti nella Regione Emilia, ancora in embrione, hanno fatto riemergere nella mia memoria, chissà perché, la storia del piccolo Di Matteo, sciolto nell’acido dalla Mafia il 23 gennaio 1981. Gli effetti distruttivi psicologici hanno la stessa valenza. In questo comune i figli degli altri, che si continuano a chiamare minori, sono stati maltrattati, torturati e sottoposti a pratiche di inaudita criminalità.
I figli di Bibbiano hanno subito violenze dalle istituzioni, da coloro che avrebbero dovuto proteggerli e considerarli come figli propri. La società che li ha strappati ai genitori e alla famiglia, con mascherati provvedimenti di affidamenti ha disposto il loro internamento presso una struttura, che agiva con il consenso istituzionale, soggiogandoli, attraverso un modus operandi, ad un fine contrario alla legge.
Eludo le notizie riportate nell’inchiesta di oltre 300 pagine. Il Gip definisce le pratiche torture indelebili. Il risultato porterà ad effetti devastanti nel futuro della vita di quei ragazzi.
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